Pignoramento: tutto quello che c’è da sapere

Pignoramento: tutto quello che c’è da sapere

Pignoramento è un atto con il quale si procede all’espropriazione forzata dei beni del debitore. Ne esistono diverse tipologie, a seconda dei beni in oggetto

Quando un creditore non ottiene il pagamento di quanto gli è dovuto e ogni tentativo stragiudiziale non è andato a buon fine, allora si arriva al pignoramento. Si tratta di un atto con il quale si procede all’espropriazione forzata dei beni del debitore. A decidere di avviarlo è lo stesso creditore, munito di un titolo esecutivo: sentenza del giudice, decreto ingiuntivo, titoli come cambiali, assegni, o contratti di mutuo non pagati.

In sostanza, la funzione del pignoramento è quella di vincolare determinati beni del debitore al soddisfacimento del diritto di credito del creditore. Si tratta, infatti, di un vincolo giuridico che riguarda il valore di scambio dei beni e non il loro utilizzo. Il debitore può comunque continuare a disporre materialmente dei beni pignorati, salvo evitare di tenere comportamenti che possano comportare la sottrazione, la distruzione o il deterioramento dei beni medesimi.

Successivamente i beni sono venduti attraverso un’asta giudiziaria, per consentire al creditore di recuperare la cifra di cui ha diritto. Se i guadagni sono superiori, la parte eccedente è restituita al soggetto inadempiente. Se invece sono inferiori, sarà necessario procedere con ulteriori pignoramenti. Prima di procedere al pignoramento, al soggetto è notificato un atto di precetto.

Pignoramento e atto di precetto

Pignoramento e atto di precetto non devono essere confusi: il primo è un atto dell’ufficiale giudiziario, il precetto è un atto del creditore.

Come già detto, il pignoramento è l’ultima fase per recuperare un credito. L’iter prevede, infatti, che si intimi al debitore, per iscritto, di pagare le somme dovute, entro un determinato termine dal ricevimento della comunicazione.

Decorsi i termini, se il debitore continua a non adempiere, si procede con la notifica del precetto, vale a dire un atto formale con cui il creditore intima al debitore di adempiere all’obbligo del titolo esecutivo. Questo può essere giudiziale, come una sentenza o un decreto ingiuntivo, e stragiudiziale, come una scrittura privata autenticata, un assegno, una cambiale.

L’atto di precetto deve contenere necessariamente l’intimazione, l’indicazione del titolo esecutivo da cui scaturisce l’obbligo del debitore, il termine entro il quale adempiere all’obbligo e l’avvertimento della imminente esecuzione forzata in caso di mancato adempimento entro il termine.

Dopo la notifica dell’atto di precetto, il creditore deve aspettare 10 giorni prima di poter dare inizio alla procedura esecutiva, dopo di che ha a disposizione 90 giorni dalla notifica per avviarla.

L’art. 481 c.p.c. afferma, infatti, che il precetto diventa inefficace se nel termine di novanta giorni dalla sua notificazione non è iniziata l’esecuzione. È necessario, di conseguenza, inviare un altro atto. Se è proposta opposizione, il termine rimane sospeso.

Con la Riforma Cartabia, il termine di 90 giorni può essere sospeso se il creditore presenta un’istanza per la ricerca dei beni da pignorare attraverso la modalità telematica, concedendogli quindi più tempo (art. 492-bis c.p.c.). La sospensione resta in vigore fino a quando l’ufficiale giudiziario non ha concluso la ricerca, sia in caso di esito positivo, che negativo.


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Inoltre, per velocizzare i tempi non è più necessario richiedere l’autorizzazione del Tribunale per procedere alla ricerca telematica. Le operazioni per ottenere le informazioni presso le banche dati, infatti, sono assegnate agli Ufficiali Giudiziari. L’autorizzazione è ancora necessaria solo nel caso in cui l’istanza sia presentata prima dei 10 giorni, sulla base di un presupposto di urgenza.

Tipologie di pignoramento

Esistono tre forme di pignoramento, a seconda dei beni in oggetto:

  • pignoramento dei beni mobili
  • pignoramento dei beni immobili
  • pignoramento presso terzi.

Pignoramento mobiliare

Il pignoramento mobiliare è un atto con cui si dà avvio all’espropriazione forzata dei beni mobili del pignorato. Dopo la notifica del precetto l’ufficiale giudiziario procede alla ricerca delle cose da pignorare (art. 513 c.p.c.) e alla scelta delle cose da pignorare (art. 517 c.p.c.). Quest’ultima è rimessa alla discrezionalità dell’ufficiale giudiziario e deve ricadere su cose di più “facile e pronta liquidazione”.

Si preferiscono, quindi, beni come denari, oggetti preziosi e titoli di credito. I beni da pignorare si possono trovare presso l’abitazione del debitore, in tutte le altre eventuali proprietà a lui intestate o dove risiede. Sono, invece, impignorabili i beni considerati di prima necessità, cioè essenziali al debitore e ai suoi conviventi per vivere. Tra questi, ad esempio, rientrano: cibo, letti, tavoli per i pasti con le sedie, frigoriferi, stufe, fornelli, lavatrici, utensili di casa e di cucina e i mobili che li contengono.

Pignoramento immobiliare

Il pignoramento immobiliare è una procedura formale attraverso la quale il creditore richiede la vendita dei beni immobili del debitore, allo scopo di recuperare la somma dovuta. Ha ad oggetto case, appartamenti, terreni. Quando si tratta di prima casa il pignoramento si può eseguire senza limiti quando il debito è di natura privata (banca, finanziaria, condominio, fornitore). Se, invece, il titolare del credito è l’Agenzia Entrate Riscossione, che agisce per il recupero dei crediti dello Stato o della Pubblica Amministrazione, esistono particolari limiti e condizione.


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La Riforma Cartabia ha introdotto delle novità (vedi qui). Una delle principali novità è la vendita diretta del bene, introdotta all’art. 568 bis c.p.c. che al primo comma prevede la facoltà per il debitore di chiedere al Giudice dell’esecuzione di disporre, appunto, la vendita diretta dell’immobile pignorato.

Pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi è una procedura attraverso cui il creditore procede per recuperare i crediti presso il debitore, i quali sono in possesso di un altro soggetto. È, in sostanza, una particolare forma di espropriazione forzata che ha per oggetto beni mobili del debitore in possesso, appunto, di terzi o crediti del debitore sempre nei confronti di terzi.

La riforma dell’art. 543 cpc prevede a carico del creditore un onere ulteriore, nel momento in cui procede al pignoramento presso terzi. A partire dal 22 giugno 2022 è tenuto, pena l’inefficacia del pignoramento, a notificare l’avvenuta iscrizione a ruolo anche al debitore esecutato e al terzo presso cui si trova il bene o il credito pignorato.

Nello specifico, i beni che rientrano nel pignoramento presso terzi sono:

  • conti correnti, titoli bancari o postali
  • stipendi, secondo i limiti stabiliti dalla legge
  • pensioni, secondo i limiti stabiliti dalla legge
  • crediti, nel caso in cui il debitore sia un’azienda il pignoramento di crediti commerciali (es. le fatture)
  • beni o cose del debitore che sono nella disponibilità del terzo.

Dal 1° gennaio 2024 la manovra finanziaria ha introdotto novità sul pignoramento presso terzi, nell’ottica di velocizzare la procedura, attraverso l’utilizzo di strumenti telematici di acquisizione delle informazioni del debitore. Sparisce la previsione contenuta in un primo momento nella bozza della legge di bilancio sul pignoramento veloce dei conti correnti, in quanto considerato troppo intrusivo.

Beni impignorabili

Esistono dei beni che non possono essere pignorati:

  • beni di famiglia, ovvero vestiti, oggetti sacri, biancheria, stoviglie, elettrodomestici ed arredamento indispensabili per la sopravvivenza
  • strumenti per il lavoro necessari per esercitare la professione, l’arte o il mestiere. Questi possono essere pignorati solo se il debitore non ha altri beni pignorabili. In caso di pignoramento, deve comunque essere garantito il proseguimento dell’attività lavorativa

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  • prima casa, non può essere pignorata, se sussistono determinate condizioni, solo quando il creditore è Agenzia Entrate Riscossione e cioè: l’immobile deve essere l’unico di proprietà del contribuente, deve essere luogo di residenza del contribuente, non deve essere di lusso, deve essere accatastato a civile abitazione. Inoltre, il debito deve superare 120mila euro e il complesso dei beni immobili di proprietà del debitore deve essere superiore a 120mila euro. Va ricordato che anche quando si tratta di unica casa e il credito superi i 20.000 euro, il fisco potrà comunque iscrivere un’ipoteca sull’immobile
  • auto, quando serve per lo svolgimento dell’attività lavorativa
  • sussidi di maternità e crediti alimentari. Tra i beni impignorabili ci sono: gli assegni, le pensioni agli invalidi e le pensioni sociali, i sussidi di maternità e per malattie e, soprattutto, i sussidi di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri. Al contrario, è pignorabile la Naspi, ossia l’assegno di disoccupazione.

Le informazioni utili in caso di pignoramento

Per sapere se il debitore è effettivamente in grado di pagare il proprio debito, è necessario avere informazioni aggiornate e attendibili.

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