Gestione del Recupero Crediti, cosa cambia dopo il Coronavirus

Gestione del Recupero Crediti, cosa cambia dopo il Coronavirus

L’impatto del Covid sull’economia italiana e gli effetti sugli NPL e gli UTP. Come cambierà la gestione del Recupero Crediti

A causa della pandemia da Coronavirus i provvedimenti amministrativi adottati dal Governo avevano da subito sospeso l’attività processuale fino all’11 maggio, (poi prorogata al 30 giugno) e di conseguenza tutte le procedure esecutive, avvisi e accertamenti nelle azioni di Recupero Crediti.

Il Decreto Cura Italia di marzo aveva, per esempio, previsto che, al fine di contenere gli effetti negativi dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, fossero sospese, su tutto il territorio nazionale e per la durata di sei mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge, le procedure esecutive di pignoramento immobiliare aventi ad oggetto l’abitazione principale del debitore.

Il Decreto Rilancio del 19 maggio ha, invece, introdotto nuove limitazioni con riferimento ad alcune particolari tipologie di procedure esecutive di Recupero Crediti.

In particolare sono sospesi fino al 31 agosto 2020 tutti gli obblighi di accantonamento che derivano da pignoramenti presso terzi effettuati prima dell’entrata in vigore del Decreto, ad opera dell’agente della riscossione o dai soggetti autorizzati alla riscossione delle entrate degli enti locali, che hanno ad oggetto le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego (ivi comprese quelle dovute a causa di licenziamento), nonché a titolo di pensione o di assegni di quiescenza.

Per andare incontro a privati e aziende, poi, sono stati previsti bonus prima casa, sospensione di mutui e agevolazioni su Iva e alcune imposte.

L’impatto del Coronavirus sull’economia

È chiaro a tutti che questo virus si è abbattuto sull’economia italiana, un’economia già in recessione, soprattutto a causa della serrata di molte attività produttive.

Senza dubbio pensionati e statali non hanno avuto danni come alcune fasce di lavoratori e come le aziende che hanno riscontrato gravi crisi di liquidità e portafogli, mancanza di ordini e consumi crollati, tranne in alcuni casi.

Uno scenario nel quale sono sacrificati soprattutto i rapporti di lavoro più elastici, regolamentati mediante contratti a tempo determinato e part-time, piuttosto diffusi nelle filiere come turismo, ricezione, ristorazione, automotive o trasporto aereo: vale a dire, un totale di almeno 1.500.000 posti di lavoro.

In questo contesto quasi 9 milioni di italiani sono in cassa integrazione e per molti di loro è ancora un miraggio. Tutto ciò comporta una difficoltà oggettiva ad affrontare tutte le spese mensili, dalle utenze al mutuo, dal prestito all’affitto.

Pare che con un nuovo decreto, in arrivo ad agosto, il Governo voglia prorogare fino a fine anno la cassa integrazione e il divieto di licenziamento. E dopo? Quale sarà la situazione in Italia per lavoratori e aziende? Sicuramente se la criticità dovesse perdurare lo scenario sarebbe preoccupante.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che un elevato aumento globale della disoccupazione, con perdite di reddito per i lavoratori che varia da 860 a 3.400 miliardi di dollari entro la fine del 2020. Questo si traduce in una riduzione dei consumi di beni e servizi, che impatterà su imprese ed economia in generale.

In Italia, secondo il Fondo Monetario Internazione (FMI), ci sarà un tasso di disoccupazione in crescita del 12,7% (nel 2019 era del 10%). E quale sarà, quindi, l’impatto sul settore del Recupero Crediti?

Coronavirus e Gestione del Credito, cosa cambia

Ovviamente anche un settore delicato come l’attività di Recupero Crediti è stato investito da questo tsunami, seppur non vi sia stato nessun blocco operativo. Un documento redatto da UNIREC (Unione Nazionale Imprese a Tutela del Credito) e dalle Associazioni dei Consumatori aveva fornito le linee guida su come svolgere l’attività di riscossione in questa fase delicata.

È sicuro che gli effetti si inizieranno a vedere sulle insolvenze e sulle performance di recupero, per non parlare dei nuovi UTP ed NPL generati dalla stessa crisi.

In Italia ci sono, secondo la stima dell’Osservatorio NPL di Banca IFIS, 325 miliardi di Crediti Deteriorati lordi da gestire: 246 miliardi di euro di sofferenze bancarie (NPL), a cui si sommano 79 miliardi di euro di Unlikely to pay (UTP). Entro fine 2020, si stimano 37 miliardi di euro lordi di transazioni NPL, in aumento rispetto ai 32 miliardi di euro lordi transatti nel 2019.

La situazione è ancora complessa e delicata e molto probabilmente questi numeri sono destinati a cambiare. Molti operatori del settore sono convinti che si assisterà solo ad uno slittamento dei pagamenti in un range di 12-18 mesi, ma non si può escludere che alcuni UTP potrebbero diventare sofferenze.

I conti si faranno all’inizio del 2021, quando finiranno gli interventi di sostegno del Governo. Con il timore che molte aziende non riescano a sopravvivere e molte persone possano perdere il lavoro, è ovvio che dovrà cambiare l’approccio nella gestione del Recupero Crediti.

Quello che ci si aspetta è, inoltre, una maggiore attenzione ai portafogli crediti più piccoli e soprattutto agli UTP.

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