Crediti deteriorati: congelati nel 2020 con le misure straordinarie, dopo torneranno a crescere

Npl: in arrivo nuova ondata. La Ue valuta modifiche alle regole

I tassi di deterioramento delle imprese italiane sono scesi ai minimi storici. Con la fine delle misure di emergenza si prevede, però, una crescita  di crediti deteriorati

È ormai un anno che si fanno i conti con l’emergenza Coronavirus e, sebbene le misure messe in campo dal Governo hanno impedito un’impennata dei default delle aziende e un aumento della rischiosità del credito, per il 2021 è attesa una crescita dei nuovi flussi di crediti deteriorati (fonte: Outlook ABI-Cerved).

Le misure di contenimento hanno funzionato bene. In base ai dati, infatti, nel 2020 i tassi di deterioramento delle imprese italiane sono scesi verso i minimi storici (2,5%). Con la fine delle misure di emergenza, si prevede, però, una crescita nell’anno in corso (4,3%), per poi tornare a calare nel 2022, quando si attesteranno comunque su livelli (3,7%) superiori a quelli pre-Covid. I nuovi flussi di crediti in default si manterranno in ogni caso su livelli ben distanti rispetto ai picchi raggiunti nel 2012 (7,5%).

Christine Lagarde ha recentemente parlato per la prima volta dell’esigenza di non sospendere le misure messe in campo dagli stati dell’area euro per fornire supporto all’economia, almeno finché la ripresa non sarà da considerarsi solida. La presidente della Bce si sarebbe espressa in particolare sulle moratorie. Le misure straordinarie che sono state avviate dagli Stati UE non dovrebbero, quindi, essere eliminate prima che la ripresa sia diventata sostenibile (fonte: Sole 24 Ore).


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Anche il Rapporto Cerved 2020 afferma che, a causa della pandemia, il numero di PMI a rischio potrebbe quasi raddoppiare e la situazione è resa ancora più difficile a causa delle ultime norme europee in materia di Npl, entrate in vigore ad inizio anno.


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La nuova definizione, che riguarda il modo con cui le singole banche e gli intermediari finanziari devono classificare i clienti a fini prudenziali, introduce criteri che risultano più stringenti rispetto ai precedenti. Queste norme rischiano di determinare la classificazione a default di un numero ingentissimo di imprese, che perderebbero l’accesso al credito, con quello che ne consegue in termini di prospettive di ripresa.

I settori più colpiti

Secondo l’indagine Outlook ABI-Cerved, gli impatti più rilevanti riguarderanno le aziende di media dimensione e le imprese operanti nell’edilizia e nei servizi, settori particolarmente colpiti dalla pandemia. Le piccole imprese e le aziende operanti nel comparto industriale risulteranno, invece, relativamente meno segnate dalla crisi.

In particolare, il settore dei servizi passerà dal 2,8% del 2019 al 3,8% del 2022, mentre quello delle costruzioni dal 4,0% al 4,9%. Per quanto riguarda il settore dell’industria i tassi aumenteranno dal 2,3% del 2019 al 2,9% del 2022. Secondo le previsioni saranno le piccole imprese operanti nel settore terziario a far osservare tassi di deterioramento inferiori al periodo pre-Covid (2,0% nel 2022 contro 2,1% nel 2019).


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Dalle stime viene fuori che gli incrementi più rilevanti si avranno nelle regioni del Centro, dove la percentuale di crediti in default sul totale dei prestiti in bonis raggiungerà il 4,4% nel 2022 (dal 3,0% del 2019). Nel Nord-Ovest e nel Nord-Est il rialzo dei tassi risulterà nell’ordine dello 0,7% rispetto al 2019 (rispettivamente 3,1% e 2,8% nel 2022). Il Sud sarà l’area territoriale caratterizzata dai tassi di deterioramento più alti.

Crediti deteriorati, le previsioni per il 2021-2022

A partire da quest’anno, al termine degli effetti di contenimento delle moratorie e delle altre misure eccezionali adottate dai governi, questa lunga fase di miglioramento si interromperà, con inevitabili riflessi sui crediti deteriorati.


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Secondo le previsioni, nel biennio 2021-2022 i tassi di deterioramento delle società non finanziarie torneranno a crescere: nel 2021 l’incidenza dei flussi di nuovi prestiti in default, sul totale dei prestiti in bonis, è prevista al 4,3%, con un calo nel 2022 (3,7%), che terrà i tassi di deterioramento su livelli più alti rispetto al pre-Covid (2,9%).

L’impatto del Covid risulterà, infine, più significativo per le medie imprese (dall’1,7% del 2019 al 2,9% del 2022) e per le microimprese (dal 3,1% del 2019 al 3,9% del 2020). Per le piccole imprese sarà, invece, relativamente più contenuto: al termine del periodo di previsione si attesteranno al 2,6%, un valore più alto del 2019 (2,1%), ma inferiore rispetto al 2007 (2,9%).

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